mercoledì 16 settembre 2015

Città di carta - recensione

Ciao, cinefili!

"Che cosa ingannevole, credere di una persona che sia più di una persona"


Il mio amore per John Green è universalmente conosciuto e tra i libri da lui scritti "Città di carta" si trova al secondo posto.
Parto con il dire che il film mi è piaciuto, ma ho alcune critiche. D'altronde un film difficilmente è bello quanto il libro.
Del film mi è piaciuta l'atmosfera leggera, da percorso di formazione; mi sono piaciute le battute di Ben sulla mamma di Q, mi è piaciuto vederlo ubriaco,  vederli scherzare come dei veri ragazzini. 
Ho adorato, poi, vedere il mio ragazzo ridere alla scoperta della collezione dei genitori di Radar  o alla canzone dei Pokemon e io stessa ho riso come una cretina per il 60% del film.
Quentin è cresciuto, ha capito che Margo è una ragazza. Una ragazza di carta per una città di carta.
Lui non ha la minima idea di chi sia realmente Margo, la ragazza di cui lui è innamorato non esiste, quella è stata creata da supposizioni, invenzioni, idee della gente. 
Margo è un'idea, un po' come le città di carta.
Quello che mi è mancato però è stato il mistero e l'angoscia.
John Green era riuscito a bilanciare humor e angoscia, ho sempre pensato a " Città di carta" come a un romanzo di formazione mischiato a un giallo e nel film  il giallo non c'è, se non sullo sfondo.
Io leggevo come un'ossessa perchè ero terrorizzata dal fatto che Margo potesse essere morta, Quentin era terrorizzato all'idea che i famosi fili si fossero rotti dentro di lei.
 In effetti, Margo, " Andrai nelle città di carta e  non tornerai più indietro" non suona proprio bene.
Mi è mancato vedere Q ossessionato dal libro di Whitman, vederlo aggirarsi per quartieri abbandonati, fissando il suolo chiedendosi se il corpo di Margo fosse sepolto lì sotto.
Volevo vedere Q più incazzato alla fine, perchè Margo era viva, davanti a lui e dato che era viva poteva smettere di preoccuparsi e poteva urlarle conto. Perchè non si fa, non si sparisce così.
Margo è un bel personaggio: è complicata, è profonda, è coraggiosa, è metaforica, è anche fragile, ma è una ragazza, non il mito che la gente ha creato.
Avrei voluto vedere Margo parlare a Q della storia che ha scritto da bambina, avrei voluto vederla trasandata, con quel taglio improvvisato e con le unghie sporche perchè quello è stato il momento in cui ho visto una ragazzina e non un'idea.
Forse avrei preferito anche vedere un chiarimento tra Margo e Lacey, dopo aver fatto tutta quella strada, Lacey lo meritava. 
Però se ci penso bene, il cambio di atmosfera da una parte lo ha reso meno originale, dall'altra lo ha reso un perfetto  film su un perfetto viaggio di formazione. Avrei preferito angosciarmi perdendomi tra i pensieri di Q al negozio di souvenir? Sì, ma il film è quel che è e mi è anche piaciuto. 
Trovo giusto saper distinguere tra libro e film; in alcuni casi non si può perchè i cambiamenti sono insuperabili, in altri ci sono delle differenze ma che mantengono l'opera più o meno per quel che è. 
"Città di carta" non è diventato un fantasy, gli hanno solo tolto una parte che lo rendeva più originale, come un tatuaggio.
Mi è piaciuto, mi ha fatto riflettere e mi ha alleggerito il cuore. Se avrò voglia di preoccuparmi per Margo, o di ritrovare la sua complessità ripenderò in mano una delle mie due edizioni del libro e ricomincerò a leggere di una ragazza di carta che spinge a vivere un ragazzo di carta, in una città di carta, tra pagine di carta.

E voi che ne pensate?


-Jessie

1 commento:

  1. La penso esattamente come te Jess! Se al libro davo un 5 su 5, al film spetta meno della metà. Anche se gli attori in sè sono stati bravi, specialmente colui che all'inizio, appena l'han scelto, odiavo a morte. Mi sembrava che non c'entrasse niente con il suo personaggio, ma alla fine è stato l'attore che ho preferito di più in assoluto: Austin Abrams, nonchè il mio perfetto Ben Starling.

    Penso comunque che avrebbero potuto valorizzare molto di più il film, con un libro così perfetto.(E se avessero fatto scegliere a me il cast)

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