lunedì 9 novembre 2015

Intervista a Roberta Volpi, autrice de "Il volto dell'attesa"

Ciao a tutti!
Oggi siamo qui per un appuntamento molto speciale, ho infatti avuto l'onore di intervistare l'autrice di una piccola opera d'arte: Roberta Volpi.

Ho iniziato " Il volto dell'attesa" per due ragioni: sapevo di potermi aspettare solo cose belle dall'autrice e sono stata consigliata dalla mia amica Lorella, che fidatevi, di libri ne capisce.
Sono nuova al genere surreale, ho letto poco e niente, ma se qualcuno mi assicura che sono tutti scritti come il romanzo di Roberta, sapete già cosa regalarmi a Natale.
La nostra Roberta ha acconsentito a rispondere a qualche domanda per conoscerla un po' meglio, quindi cominciamo!




Ciao Roberta, quanti anni hai? Cosa fai nella vita quando non scrivi?
Ciao Jessica, un saluto anche ai tuoi lettori, e grazie per la simpatica intervista! Ho 32 anni, e nella mia vita scrivere è la maggiore occupazione insieme alla lettura, quando non per me stessa, per gli altri, per professione. Per essere più specifica, lavorando tra informatica ed editoria, tra HTML e libri, c'è sempre da scrivere!


Come ti è venuta l'idea per il tuo romanzo?
L'idea di questo romanzo nasce precisamente da una scena vissuta in un sogno lucido. Come si legge nel libro, a un certo punto, i sogni lucidi si possono realmente praticare in modo assistito o spontaneo, e sicuramente affinare con la tecnica. Anni fa mi è capitato di sognare una scena ben precisa e descritta all'interno del libro: una panchina illuminata in fondo a un tunnel di oscurità, un uomo, che ho descritto come il personaggio di Ryan, che si muoveva misterioso sulla scena, e una ragazza, incapace di raggiungerlo, seppure tentasse di lasciarsi il buio alle spalle. Ciò che nel sogno, che si è ripetuto per giorni, durante i quali la ragazza riusciva a compiere dei passi in più e l'uomo misterioso sembrava attenderla sempre al solito posto, emergeva in maniera prepotente, era il sentimento dell'attesa, l'arrancare faticoso e il desiderio di scoprire. È questo il tema che ha preteso di farsi scrivere.

Il tuo è molto filosofeggiante come libro, hai seguito lezioni di filosofia alle superiori? hai un filosofo preferito?
La filosofia è sempre alla ricerca del senso della vita, dell'essere, del sentire. Ho studiato e approfondito la filosofia per piacere personale e, se me lo permetti, vorrei risponderti citando colui che per me rappresenta la più forte espressione artistica della ricerca del senso della vita, e a cui credo sia possibile attribuire questo titolo: Fabrizio De André.
Che genere prediligi per le tue letture?
Il genere che preferisco è il surreale/noir/mystery.

Quello del volto dell'attesa è un finale inusuale, evocativo e simbolico proprio come il resto del romanzo. Ce lo spieghi un po' meglio? Perchè hai deciso di dargli questa fine?
Cerco di non anticipare nulla e dovrò essere un po' criptica: posso dire che benché possa apparire un finale aperto non lo è, il genere surreale permette di riflettere su questa ultima pagina andando a ritroso e collegando ogni particolare, anche quello che inizialmente sembrava essere poggiato lì senza un determinato motivo. Ho scelto di svelare la verità proprio in ultima pagina perché il lettore giungesse insieme alla protagonista, dopo questo arduo e personale percorso, a comprendere la natura di tanto mistero. Spero che alla fine di tutto, il lettore possa chiudere il libro e riaprirlo di corsa a rileggere l'ultima pagina per la sorpresa. Un po' come Alison, che dovrà fare i conti con la verità che la attende.

Ryan, Conner, Larrie... non trovi che Alison sia un po' troppo indecisa?
Alison appare molto, forse troppo indecisa, perché ho scelto di mostrare la sua parte più intima al lettore, che ne prenderà coscienza capitolo dopo capitolo insieme alla protagonista. Alison è insofferente a molti aspetti della vita ed è portata a trattenere il dolore senza viverlo, senza quindi permettersi di conoscersi nel profondo, cosa che muterà pian piano una volta scoperto l'accesso per una prospettiva più vera attraverso cui guardare. E non è forse quando si soffre, che si impara a conoscersi fino in fondo e si capisce cosa si è disposti a fare, fin dove si è disposti a spingersi, per arrivare alla verità di se stessi? Un po' nel modo più brusco, un po' nel modo più dolce, le tre personalità che il lettore conoscerà e che si porteranno sul cammino di Alison, tenteranno di condurla alla verità, facendo a pugni, talvolta, con i muri che avrà deciso di alzare. A quel punto amore, desiderio, dolore, sensi di colpa e nostalgia, saranno talmente forti e accesi all'estremo che non sarà semplicemente indecisa, ma profondamente provata nel constatare questo sentimento

In quanto hai scritto il libro? Avevi delle abitudini particolari durante la stesura?
Puoi raccontarci qualcosa di più dalla creazione alla pubblicazione del romanzo?La prima idea del libro è nata nel lontano 2008. L'ho lasciata lì per un bel po', prima di decidere di raccontarla. Poi un giorno, nel 2014, l'ho sentita bussare talmente forte tra i pensieri che ho ripreso in mano la storia e l'ho portata a termine, in pochissimo tempo, e la stesura è arrivata naturale, perché avevo avuto tutto il tempo di documentarmi sulle circostanze reali narrate, e avevo già tutto ben chiaro nella mia mente. I capitoli centrali mi hanno provata molto durante la scrittura, così come il lettore, immagino, si sentirà maggiormente coinvolto, per una serie di circostanze che probabilmente lo vedranno finirci dentro con tutte le scarpe così come ci sono finita io per prima, e in quel frangente ho dovuto fermarmi, respirare, fare delle pause e riprendere, senza rischiare di perdere il ritmo ma con la certezza di aver recuperato la consapevolezza che serviva alla trama perché investisse e vestisse la protagonista. Ma la storia l'ho lasciata ancora una volta, appena terminata, a farsi posto tra le mie cose, finché non è giunto il momento di renderla pubblica.

Chi l'ha letto per primo?Il mio compagno è stato il primo lettore.

Hai intenzione di scrivere altro?Prima di questo libro ho pubblicato un saggio intitolato Autori verso il libro - Una finestra sull'editoria contemporanea, che tratta del panorama autorale emergente e dell’editoria dei nostri giorni. Al momento sono impegnata nella stesura del primo libro di una trilogia di genere fantasy orientale a sfondo mitologico.

Come ti senti quando qualcuno apprezza o critica il tuo " bambino"?Bukowski diceva che la gente è protagonista di uno spettacolo, il migliore al mondo, al quale puoi assistere senza nemmeno avere il biglietto, ed io sono qui in attesa di osservarlo accadere, nel modo più spontaneo possibile, e vedere cosa succede.

Hai anche tu un'amica come Didi?Ce l'avevo. Ce l'ho, ma adesso è lontana.


A breve pubblicherò anche la recensione de " Il volto dell'attesa"
Alla prossima!
-Jessie

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