martedì 12 aprile 2016

Dieci piccoli indiani - Agatha Christie / Recensione







TRAMA


Dieci persone estranee l'una all'altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l'invito. Gli invitati non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli; hanno trovato invece una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto della loro camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l'inizio di un interminabile incubo.


RECENSIONE

Ciao a tutti!
Ho trovato questo romanzo all'usato a soli 3 euro e in perfette condizioni qualche mese fa e da amante dei gialli non potevo proprio dirgli di no. In più non avevo mai letto nessun romanzo di Agatha Christie quindi mi sentivo proprio in dovere di rimediare.

Dieci persone che non sembrano avere nulla in comune vengono invitate, usando un po' di astuzia, in un'isola che incuriosisce quasi il mondo intero. Non si sa chi sia il ricco proprietario, ma i suoi dieci ospiti non si tirano indietro.
Ben presto, però, scopriranno di essere caduti in una trappola: un certo U. N. O. ha scoperto che ognuno di loro si è macchiato di omicidio e intende punirli con la morte seguendo pedissequamente una filastrocca.


“Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.
Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.
Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.
Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.
I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.
Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale
quattro soli ne restar.
Quattro poveri negretti
salpan verso l’alto mar:
uno se lo prende un granchio,
e tre soli ne restar.
I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.
I due poveri negretti
stanno al sole per un po’:
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.
Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino s’impiccò,
e nessuno ne restò.”

Nonostante sia stato pubblicato nel 1939, trovo sia un romanzo molto attuale, potrebbe infatti essere ambientato ai giorni nostri e non perderebbe nulla; probabilmente non mi accorgerei nemmeno della differenza.

"Dieci piccoli indiani" è un romanzo di appena 200 pagine perciò non si ha il tempo di affezionarsi ai personaggi, a dirla tutta non ricordo nemmeno la maggior parte dei nomi, ma non è questo ciò che conta. La poca importanza data ai personaggi  infatti permette   al lettore di concentrarsi sul mistero principale.

Dubito che qualcuno abbia mai indovinato il finale del romanzo ( se voi, Sherlock dei giorni nostri, avete indovinato vi stringo virtualmente la mano), io non ci avrei mai pensato e ho apprezzato molto il fatto che questa volta ci abbiano dato anche la versione dei fatti dell'assassino.

Non voglio dirvi altro per non rovinarvi la lettura e soprattutto la sorpresa, ma dovete correre a leggerlo perchè è uno di quei libri che vanno assolutamente letti prima o poi. Nella sua semplicità, questo romanzo è un capolavoro e sicuramente in futuro leggerò altro della regina del Thriller.

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