venerdì 28 aprile 2017

"Gli Eredi" di Wulf Dorn - Recensione e Intervista

Buongiorno lettori!
Settimana scorsa ho avuto la straordinaria opportunità di incontrare e intervistare Wulf Dorn, autore tedesco di fama internazionale, a Milano. Il suo ultimissimo romanzo si chiama "Gli Eredi", edito Corbaccio, e oggi sono qui per parlarvene.


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Voto: ♥   ♥   ♥   ♥

Trama

Robert Winter è uno psicologo. Interpellato per una consulenza da un detective che segue un'indagine, si trova di fronte al suo caso più difficile. La paziente è una donna traumatizzata, unica sopravvissuta a un evento misterioso avvenuto in un paesino di montagna. Ma si tratta veramente di una testimone o la verità è molto diversa? Perché nel bagagliaio della sua macchina la polizia ha fatto una scoperta terribile. La donna sembra impazzita, la storia che racconta sembra uscita dai peggiori incubi di uno psicopatico. Tocca a Robert scoprire la verità. Una verità difficile da immaginare...

Recensione

Robert Winter è uno psicologo e viene interpellato da un detective per una consulenza sul caso più difficile con cui abbia mai avuto a che fare. Lo psicologo si trova davanti una donna traumatizzata, che esita a rispondere alle sue domande, convinta che nessuno al mondo possa crederle. La storia che la donna racconta a Robert ha dell'incredibile, una storia degna di un film horror e lo psicologo ovviamente non riesce a crederle. Ma c'è qualcosa di ancora più strano a confermare la storia della donna: tutti gli abitanti del paesino di montagna sono scomparsi e ci sono ovunque segni di colluttazione.
Tutto sembra avere a che fare con i bambini, innocenti, puri, trasformati dalla disperazione in bestie feroci.
Come al solito è davvero difficile parlarvi di un romanzo thriller/horror senza spoilerare tutto, posso però dirvi che Gli Eredi mi è piaciuto molto. Per tutta la prima parte ho continuato la lettura senza fermarmi un attimo perché avevo bisogno di conoscere la storia di Laura, in un secondo momento spinta dall'orrore e dal bisogno di scoprire il finale. Per Wulf Dorn questo è quasi un ritorno al genere horror perché la parte centrale del romanzo mi ha ricordato un po' un'apocalisse zombie. Sono rimasta più volte senza parole e la lettura di alcuni passaggi mi ha indubbiamente segnata. Alla normale narrazione si intrecciano le storie di bambini di tutto il mondo, bambini traumatizzati e rovinati da un mondo in cui gli adulti non pensano alle conseguenze delle proprie azioni e mi ha sconvolta ancora di più scoprire che queste storie sono tutte vere, raccolte dall'autore prima di scrivere il romanzo.
Sono tante le cose che vorrei dirvi, ma rischierei di rovinarvi la lettura dicendo qualcosa di troppo, quindi preferisco fermarmi qui. Dorn è sempre una certezza, sconvolge, inquieta e intrattiene il suo lettore portandolo a riflettere sulle azioni e sulla psiche umana.

Sono stata incredibilmente fortunata e settimana scorsa ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con Wulf Dorn insieme a altri bloggers. Dorn è un uomo brillante e anche molto simpatico, ha risposto con interesse alle nostre domande senza dimenticare qualche battuta per alleggerire l'atmosfera. 


Sei partito da storie reali per creare questo romanzo, vero?

Proprio così. Nel libro sono presenti storie di bambini da tutto il mondo che si intrecciano alla trama principale. Quando ho iniziato a fare ricerca ho letto i rapporti annuali dell'Unicef, e ho voluto riportare una minima parte dei terribili destini di queste creature a fini dimostrativi. Leggendo questi rapporti ti accorgi di quello che stanno passando i bambini che, in questo momento, stanno vivendo uno dei peggiori horror.

Una scena che mi ha colpita particolarmente all'interno del romanzo è quella della bambina che riceve per il suo compleanno un 'arma di Hello Kitty, Cosa spinge, secondo te, un genitore a regalare un'arma a un bambino?

È esattamente come nel libro. Esiste una ditta che vende queste armi di Hello Kitty, come se fossero giocattolo, quando in realtà sono delle armi vere e proprie. È sconvolgente, stiamo parlando di aziende che che producono anche fumetti in parallelo a queste armi. La storia che ho deciso di raccontare non è un'eccezione. Basta dare una rapita occhiata su internet per rendersi conto di quanti genitori insegnino ai propri figli a utilizzare le armi. È un problema tipicamente americano, non è un caso che l'America abbia il più alto numero di omicidi. Questa scena è stata molto impegnativa dal punto di vista creativo, cito anche un fotografo che ritrae una bambinetta con la sua prima arma.


Siete curiosi di leggere il resto? Trovate l'intervista completa nell'articolo che ho scritto per SmashNews.

A presto!

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