mercoledì 20 settembre 2017

Leggiamo insieme "The Outsiders" di S. E. Hinton

 Trama

Da quando un incidente d'auto si è portato via i genitori, Ponyboy, 14 anni, vive in equilibro instabile con i fratelli maggiori Darrel e Sodapop, con l'ombra dei servizi sociali a rabbuiare i giorni. La vera famiglia di Ponyboy è però più larga, e abbraccia gli altri membri dei Greaser, la banda dei ragazzi dei quartieri poveri in costante guerra con i Soc, i rampolli con la puzza sotto il naso e i portafogli sempre gonfi. Ma una sera Ponyboy e l'amico fragile Johnny conoscono due ragazze Soc, e si scoprono meno diversi di quanto credessero. Nella lunga notte, lo sconfinamento innesca però una spirale di rabbia violenta, mettendo Soc e Greaser di fronte all'unica domanda che non si sono mai posti: è davvero il quartiere in cui siamo nati a determinare chi siamo, e ancor più chi diventeremo, oppure tutti, ricchi o poveri, lottiamo con gli stessi dilemmi, e ammiriamo gli stessi tramonti?

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Prima di qualche settimana fa non avevo mai sentito nominare questo romanzo, non sapevo di cosa parlasse e non avevo visto il film diretto da Francis Coppola che vede come protagonisti attori piuttosto famosi. E poi l'ho letto tutto d'un fiato in una domenica troppo umida e fredda, bloccata in una stazione con tutti i treni in ritardo e per la prima volta non mi è dispiaciuto per niente essere lì. The Outsiders è diventato uno dei miei romanzi preferiti e quasi mi vergogno per averlo scoperto così tardi. Mi fa davvero piacere abbiano deciso di ristamparlo perché penso sia importante che anche gli adolescenti di oggi possano leggerlo. Le tematiche del romanzo non sono semplici, parliamo di quartieri in cui la violenza regna sovrana, in cui ragazzini crescono troppo in fretta, tra una rissa, una rapina e qualche mese in cella. È un posto difficile in cui crescere e in cui è ancora più difficile sopravvivere restando se stessi.
Per una settimana leggeremo e commenteremo insieme il romanzo che mi ha conquistata fin dalle prime pagine.

                                       

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"Potevo aspettare che Darry o Sodapop uscissero dal lavoro, per andare al cinema. Sarebbero venuti con me, o mi avrebbero accompagnato in macchina, o a piedi, anche se Soda non riesce a stare fermo seduto abbastanza da godersi un film e Darry si annoia a morte. Darry pensa che la sua vita gli basta senza ficcare il naso in quella degli altri. Oppure potevo convincere uno della
banda a venire, uno dei quattro ragazzi con cui io, Darry e Soda siamo cresciuti e che per noi sono la famiglia. Siamo uniti quasi come fratelli; quando si vien su in un quartiere affiatato come il nostro si finisce per conoscersi molto bene. A pensarci potevo chiamare Darry e sarebbe passato a prendermi tornando a casa, oppure Two-Bit Mathews – uno della banda – veniva a prendermi in macchina, se glielo chiedevo, ma a volte non uso la testa. Quando faccio così mio fratello Darry diventa matto, perché io dovrei essere quello sveglio; prendo bei voti e ho un QI alto e tutto, però non uso la testa. E comunque mi piace camminare.
Avevo quasi deciso che non mi piace così tanto quando ho visto quella Corvair rossa che mi seguiva. Mancavano quasi due isolati a casa, così ho cominciato a camminare un po’ più in fretta. Non mi erano mai saltati addosso, ma avevo visto Johnny dopo che quattro Soc l’avevano beccato, e non era un bello spettacolo. Dopo, Johnny aveva paura anche della sua ombra. E aveva sedici anni, allora.
Ho capito che non serviva, comunque – camminare veloce, dico – ancora prima che la Corvair accostasse e scendessero i cinque Soc. Mi sono preso un bello spavento – anche se sono ben piazzato, sono basso per avere quattordici anni, e quelli erano più grossi di me. In automatico ho infilato i pollici nei jeans e mi sono ingobbito, e mi sono chiesto se correndo magari riuscivo a scappare."
 

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Ponyboy, uscito dal cinema, comincia a svelarci qualcosa sul legame che lo lega al resto della banda. Saranno anche teppisti, ma sanno cosa significa la parola famiglia. Per molti di loro la vera famiglia è quella che si sono scelti, non i genitori che li picchiano a casa, ma il resto della banda che tra un arresto e l'altro è sempre lì a sostenerli. 
Ponyboy è un amante del cinema, un gran lettore e ha ottimi voti, ma non pensa mai. Fino a questo momento gli è sempre andata bene, ma uscire da solo non è stata una buona idea e presto ne pagherà le conseguenze.


Per scoprire cosa sta per succedere al povero Ponyboy e per recuperare i due estratti precedenti date un'occhiata al calendario e passateci a trovare sugli altri blog.



A presto!

lunedì 18 settembre 2017

La Torre Nera - Recensione del Film




Ciao a tutti!
Oggi siamo qui per parlare di La Torre Nera, il film tratto dall'omonima saga di romanzi fantasy di Stephen King.

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Il film uscito da circa un mese in Italia ha una lunghissima storia di fatta di rinvii e cambi di produzione, ma dopo circa 10 anni il film è riuscito a vedere la luce. La regia è stata infine affidata a Nikolaj Arcel e è in lavorazione una serie tv che dovrebbe uscire nel 2018.
Il film a metà tra il fantasy, l'horror e il western, parla di mondi paralleli protetti e collegati da una torre che rischia di crollare portando distruzione in tutti i mondi. Jake è un ragazzino tormentato da sogni su altri mondi, sulla torre, su un uomo in nero e un pistolero, ma tutti non fanno altro che ripetergli che sono solo sogni, stress provocato dalla morte del padre. Jake però sa che non è così, lo sente nel profondo e quei sogni gli sembrano troppo reali. Il ragazzo scappa di casa e trovata la casa abbandonata apparsagli in sogno riesce a raggiungere un altro modo. Qui incontra il pistolero deciderà di aiutarlo a difendere la torre e a dare la caccia all'uomo in nero.

Questo film aveva tutte le premesse per essere grandioso, tratto dai romanzi di un grande autore, una bella trama e degli attori niente male. Quindi cosa mai sarà andato storto?
La verità è che La Torre Nera è  un film sotto la media, carino e godibile ma che non consiglierei di vedere al cinema. Io avevo dei biglietti molto scontati, ma non è sicuramente un film che resta impresso. 
Il film inizia con il piede giusto, inquietante quanto basta, poi scema nella confusione e nel nulla più totale.
Dall'arrivo di Jake nell'altro mondo, quindi quando il film dovrebbe partire e la narrazione farsi più interessante e adrenalinica, diventa tutto molto confuso, abbozzato e superficiale. 
Persino Matthew McConaughey e Idris Elba non mi hanno trasmesso nulla con i loro personaggi bidimensionali e delle interpretazioni non particolarmente degne di nota. Del film salvo assolutamente il giovane Tom Taylor (Jake) che è stato l'unico a trasmettermi qualcosa, il protagonista perfetto per questa storia.
Un finale troppo sbrigativo che mi ha lasciata piuttosto perplessa non ha fatto altro che sottolineare ancora una volta il problema del film. 
Insomma, tirando le somme, La Torre Nera per me non è un gran film, ma nemmeno uno da odiare. Purtroppo è finito in quella categoria di film carini, che puoi vedere come non vedere e sopravvivere uguale. Se uscisse un seguito probabilmente lo guarderei, giusto per curiosità e perché come ho detto non mi è dispiaciuto, ma sarà il box office a decidere.

sabato 16 settembre 2017

Intervista a Francesco Carofiglio - Il Maestro

Buongiorno lettori! 
Qualche giorno fa ho incontrato, insieme a altre amiche blogger, Francesco Carofiglio per fare due chiacchiere sul suo nuovo romanzo "Il Maestro" di cui vi ho parlato Qui.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Questa storia nasce da un precedente: prima di scrivere il romanzo, parliamo di circa dieci anni fa, ho scritto una pièce teatrale che aveva lo stesso titolo. Non è la stessa cosa del romanzo, intendiamoci, però il tema è il medesimo. La pièce sarebbe dovuta andare in scena interpretata da Giorgio Albertazzi. Poi  è successo qualcosa,  ho bloccato il progetto e ho messo tutto quanto in un cassetto.
Questa storia, però, ha continuato a circolare nella mia testa e ha cominciato a mutare forma: ha iniziato a prendere forma di un romanzo, seppur un romanzo atipico e abbastanza anomalo anche nella struttura narrativa.
E' un romanzo che risente di esperienze che si intrecciano. Mi riferisco alle mie esperienze visto che calco il palcoscenico da quando ho sedici anni.
 
Quest’uomo ormai anziano che è stato il più grande attore del Novecento, nella finzione narrativa, non è più in accordo con i ritmi del mondo perché è fuori dalla scena. Questo mi sembrava un tema forte, qualcosa che potesse essere interessante indagare; cioè stare dentro questo territorio di disagio e capire se questo territorio di disagio può generare cose inaspettate.
Sebbene questa storia parta da una pièce non c’era nulla di scontato quando lo scrivevo, non è detto che ciò che ho scritto somigli veramente alla pièce. Come spesso accade, perlomeno a me, i personaggi si prendono il loro spazio e le storie prendono una strada che a volte non è totalmente prevista ed è accaduto anche in questo caso. Io non sapevo dall’inizio quale sarebbe stato il rapporto reale tra il Maestro e Alessandra, la ragazza con cui entra in comunicazione. Forse sono stati più i personaggi a raccontarmelo.
Vi dico anche un’altra cosa: talvolta leggo ad alta voce mentre scrivo, provo a capire sin da subito il suono che fa. Questo mi consente prima di tutto di ottimizzare tecnicamente i tempi; è come se sviluppassi un lavoro di editing in contemporanea perché non mi piace buttare giù un sacco di roba che poi sarà buttata via. Mi piace pensare che quello che scrivo sia una forma già matura del romanzo. Chiaro che poi si lavora per sottrazione, però la voce aiuta molto. La parola detta è secondo me fondamentale per chi scrive. Leggere ad alta voce è uno dei modi per incominciare a creare equilibrio nella scrittura.E qui questa cosa è stata molto presente, forse anche più delle altre volte perché ho provato a scrivere questo romanzo come se a narrare fosse uno spettatore nascosto in platea e tutta la scena, che si svolge di fatto dentro una stanza, fosse quello che lo spettatore vede dalla platea sul palcoscenico.
Quindi questa dinamica anche un po’ surreale, se vogliamo, ha comportato anche delle scelte tecniche. Ad esempio, tutta la narrazione è al presente, tutto ciò che accade accade in quell'istante. Questo ha più a che fare con le discipline della rappresentazione sulla scena che con la narrativa in senso stretto. Chiaramente molti hanno usato il presente nella narrazione, però in questo caso è anche il ritmo a volte un po’ sincopato o il fatto di dare un certo peso agli spazi e ai silenzi è stato fondamentale per me.
Vedremo se per i lettori sarà lo stesso.

Il maestro
Parlando della soggettiva, la parte del passato l’hai chiusa nelle scatole di ritagli di giornale. È quello che hai usato per creare la parte di ricordi e memoria.
Sì, c’è il confronto quotidiano di Corrado Lazzari con la sua vita trasferita dalle  immagini, dalle recensioni, dalle cose scritte dagli altri su di lui per quel che concerne la sua presenza sulla scena quindi questo è un canale della memoria. Poi c’è quello privato che corre parallelo e che è stata la sua vita in quegli anni.
Quindi quando lui parla di Amleto, e se ne parla diffusamente, l’impulso iniziale è legato al modo in cui è nata quella messinscena e al modo in cui in corrispondenza di quella messinscena c’è stata una lacerazione nella sua esistenza, quella con la donna che lui ha amato. Quindi c’è un percorso duplice della memoria: uno guidato dall’archivio della sua vita e l’altro generato dall’impulso della suggestione che le storie della scena hanno portato nella sua stessa esistenza.
Hai lavorato per anni in teatro quindi sarai entrato in contatto con tanti colleghi, ci sono dei modelli a cui hai pensato mentre scrivevi questo libro? Ci sono degli attori che in qualche modo hanno ispirato la figura del Maestro?
Certo! Ho pensato ad alcuni dei grandi vecchi del teatro italiano che ho conosciuto e con cui ho anche lavorato perché naturalmente ero portato a immaginarli dentro a questa situazione.
In realtà, poi, molto velocemente Corrado Lazzari è diventato solo lui, con dei connotati che sono soltanto suoi. Indubbiamente, rispetto all’esperienza condivisa con altri grandi attori, c’è qualcosa che ha a che fare con uno dei temi portanti di questa storia: la percezione dello spaesamento, della solitudine una volta che lo spettacolo finisce. Questa è una cosa a cui io tengo molto. Questa percezione l’ho vista in alcuni grandi vecchi, li ho visti improvvisamente fragili e questa è una cosa su cui riflettere. Quindi in che modo l’esperienza dell’attore poi si può confrontare e risolvere nell’esperienza privata delle persone, nella vita reale.
Il palcoscenico come metafora della vita e quando uno arriva al punto in cui non ha più nulla da dire ripensa al passato, non vede più il futuro o trova il futuro nei giovani. 
Anche per tradizione il palcoscenico è una metafora dell’esistenza. In questo caso c’è un doppio salto mortale che è una metafora della metafora, non so come spiegarmi, perché essendo un personaggio sulla scena lui rappresenta la sua vita sulla scena e la sua vita al di fuori della scena come se fosse un attore quindi è come un incartarsi continuo, un rincorrersi dei ruoli e questo secondo me è uno stimolo forte dal punto di vista creativo. Una bella sfida perché bisogna capire in che modo trasferire tutto questo con parole semplici, cosa a cui io tengo. La semplificazione del linguaggio non significa un linguaggio superficiale. Mi piace associare delle strutture elementari in cui c’è un elemento di crisi all’interno in maniera che poi ciascun lettore associ una sua percezione personale.
Abbiamo parlato del canale della memoria, ma la memoria è individuale, ciascuno con se stesso non è mai onesto cioè si ricrea il passato. Il Maestro vive una vita che non c’è, che forse non c’è stata. 
È vero. È un elemento ricorrente anche se vi capita di ascoltare i racconti di alcuni grandi vecchi del teatro. Questi racconti sono affascinanti anche se si ha la percezione che quel racconto magari non esiste, corrisponde a una memoria generata. Ne parlava anche Calvino, cioè non è molto importante che un episodio della vita sia realmente accaduto. È molto importante che noi lo ricordiamo e questo è un piccolo segreto della scrittura e della conservazione della memoria e delle emozioni, credo.
Mi ha incuriosito molto il rapporto tra Corrado e Dio perché lui dice di non credere in Dio ma di ritenerlo quasi un amico, di parlare con il crocifisso. Perché questa scelta?
Beh, è chiaro che i non credenti molto spesso, specie quando hanno un certo tipo di formazione, sono fortemente attratti dalla suggestione dell’immanente, non riuscendo però a collocarla. In quel caso la rappresentazione dell’immanente attraverso il simbolo del crocifisso rappresenta forse anche un canale di fuga: quando la fragilità si presenta bisogna in generale parlare con qualcuno. Per uno come Corrado Lazzari abituato a parlare pochissimo con gli altri, ecco quello diventa improvvisamente un suo amico, diventa un totem della sua fragilità in qualche modo e forse anche un’avvisaglia di qualcosa che però non posso dire.
Come mai è stata scelta proprio l’opera di Amleto come filo conduttore?
Ci sono diversi motivi. Intanto perché Amleto è l’opera a cui ambisce misurarsi qualsiasi  attore ed è un passaggio quasi obbligato della carriera di un grande attore. Non sempre un passaggio felice, c’è una storia di fallimenti nell’interpretazione di Amleto che costituiscono la forza di quest’opera. Cioè io riesco a credere alla messinscena di Amleto anche se c’è un cane che urla in scena con un teschio in mano perché Amleto è ormai entrato  nel bagaglio delle emozioni delle persone. Anche chi non l’ha letto sa qualcosa di Amleto e questo, se ci fate caso, è straordinario. Non esiste quasi per nessuna opera una caratteristica così. Se ci fate caso vi viene in mente qualcosa per cui è possibile dire la stessa cosa? 
Amleto è il personaggio simbolo. Tutti noi riusciamo a pensare ad Amleto in una forma differente sia perché lo associamo a un Amleto che abbiamo visto sia perché lo associamo a un Amleto che abbiamo letto. C’è un motivo: il poeta Eliot scrive di Amleto – una cosa che ho citato anche nel romanzo – dice che la forza straordinaria di Amleto è che è un’opera piena di buchi.
Avete presente la struttura dei buchi neri? Da cui nulla pare venir fuori e da cui tutto sembra venire risucchiato. Ecco ci sono delle zone di risucchio nell’Amleto che costituiscono la fortuna dei grandi attori perché dentro quelle zone il grande attore si muove, dentro alcune incongruenze il grande attore può creare, e anche il regista.
Anche il lettore lo può fare. Il lettore lo legge la prima volta e forse dopo quindici giorni non si ricorda esattamente cosa ha letto. Sì, ti ricordi alcune cose però ti perdi dei passaggi necessari. Io Amleto l’ho letto circa dieci volte e forse soltanto adesso inizio ad avere un quadro di insieme. Ecco, Amleto è un’opera legata davvero allo spaesamento dell’attore e questa è una storia sullo spaesamento dell’attore, quindi questa è un’opera specchio per la vicenda di Corrado Lazzari.
Ti piacerebbe vederlo adattato per il teatro?
C’è un inizio di progetto in questo senso. È possibile che venga messa in scena ma nella forma del racconto. E in quel caso prendendomi tutti i rischi del caso lo farò io insieme ad un’attrice, però raccontando e diventando. È una sfida secondo me ancora più grossa, però arrivi a un certo punto in cui si devono accettare  delle piccole sfide.
Un consiglio da dare a uno scrittore emergente?
Intanto il primo consiglio è di essere capaci di buttare via quel che si è scritto. Avere il coraggio della cattiveria rispetto a quello che si è fatto perché questa è una cosa molto formativa, cioè avere il coraggio di non pensare che se una cosa l’hai scritta e finita sarà quella la storia che ti porterà avanti.
Un'altro consiglio importante è di lasciare decantare le cose che si scrivono per un po’. Non metterle in circolazione subito perché quello che penserai di ciò che hai scritto dopo sei mesi probabilmente sarà differente e lì avrai una visione più lucida per poter capire se questa cosa funziona o no e se questa cosa ti rappresenta come scrittore e persona oppure no. 
Molta tenacia, capacità di sacrificio, sapendo che quello che fai è una cosa meravigliosa quindi un sacrificio che vale la pena fare.
E poi trovarsi anche delle piccole situazioni speciali in cui scrivere. Ogni scrittore ha un posto. Io scrivo ogni romanzo in un posto diverso ma non per scelta, perché capita. C’è chi invece ha dei riti: mi viene in mente Joe Lansdale che mi ha detto che si è fatto costruire in casa una camera completamente nera. Lui entra in questa stanza in cui non ci sono finestre e il pavimento e le pareti sono nere. Quindi lui sta nel buio assoluto, con la sola luce del computer. Per cui trovarsi anche un modo per stare a disagio nel mondo. Un leggero disagio crea vitalità.

Come sempre ringrazio Piemme per l'opportunità e Francesco Carofiglio per la disponibilità e per le risposte esaustive. 
A presto!

venerdì 15 settembre 2017

The Bold Type - Una Serie Tv da non perdere!

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Buongiorno personcine! 
Oggi sono qui per parlarvi della serie tv che aspettavo da tutta la vita: The Bold Type.

Freeform quest'anno mi ha fatto un grande regalo. Sui social mi era capitato spesso di vedere qualche discussione sulla serie, perciò, rimasta senza niente da guardare, ho deciso di dare una chance al pilot.
Dovete sapere che il mio sogno più grande è di lavorare per un magazine, quindi quando ho scoperto, dopo i primi minuti, l'argomento della serie sono letteralmente impazzita.

Jane, Kat e Sutton sono amiche e lavorano tutte per lo stesso magazine: Scarlet. Jane sta iniziando la sua carriera di giornalista, Kat è il social media manager e Sutton fa l'assistente ma sogna il reparto  moda. Tra grandi amori, cotte passeggere, sfide personali e lavorative queste tre ragazze non smetteranno mai di supportarsi a vicenda e di esserci sempre l'una per l'altra.

Questa serie mi ha conquistata fin dai primi istanti. The Bold Type è una serie estremamente moderna e attuale in cui la comunicazione digitale viene costantemente esplorata, si parla ovviamente di moda, di aspirazioni personali e di relazioni.
Dopo il primo episodio pensavo di aver trovato la mia preferita, Jane, che ragiona sempre con il cuore e fatica ad aprirsi, purtroppo dopo qualche episodio è stata superata da Kat e Sutton. Ho apprezzato poco il suo sviluppo e soprattutto la sua etica lavorativa, secondo me è arrivata a sopravvalutarsi e a pretendere troppo. Kat è la più spigliata e spontanea, ma troppo impulsiva, finisce per fare più danni che altro. E infine c'è Sutton che si è mostrata piano piano ma che alla fine, almeno per quel che mi riguarda, è riuscita a mangiarsi le altre due. Non fraintendetemi, vorrete bene a tutte, ma una di loro vi conquisterà più delle altre.

The Bold Type è una serie tv frizzante, gli appassionati lettori di riviste non devono perdersela. 
In questa serie tv non ci sono grandi colpi di scena o ship da strapparsi i capelli (le ship ci sono e mi piacciono tanto ma non da perderci la testa), ma è una serie reale, parla della vita quotidiana di tre ragazze molto giovani e con il lavoro dei (miei) sogni. The Bold Type è un telefilm che ti stimola e ti sprona a fare di più per ottenere ciò che vuoi, a puntare a essere una donna realizzata e indipendente. Io mi sono innamorata di queste ragazze, delle loro vite, dei loro outfit super alla moda, del loro amore per Scarlet e della loro splendida amicizia. 
La prima stagione è composta da 10 miseri episodi, quindi mentre aspettiamo notizie sulla seconda stagione non cercate scuse e iniziatela subito!

The Bold Type è la serie che io aspettavo da tutta la vita e di cui non pensavo di avere nemmeno bisogno.

"Il Maestro" di Francesco Carofiglio - Recensione

Buongiorno lettori!

Oggi siamo qui per parlare dell'ultimo romanzo di Francesco Carofiglio, Il Maestro, edito Piemme (16,50 €).


Il maestro

Voto: ❤ ❤ ❤


Trama
Corrado Lazzari è stato il più grande attore del Novecento. Il volto della tragedia shakespeariana, l'interprete sofisticato e potente, acclamato dalle platee di tutto il mondo, è oggi un uomo solo.
La fama, il successo, gli amici, tutto perduto.
Le giornate si inseguono, uguali, in un appartamento di un palazzo abbandonato nel centro di Roma. Corrado riordina l'archivio di una vita intera, giornali, fotografie, copioni, mescolando la fragilità del presente ai ricordi del passato: gli anni all'Accademia di Arte Drammatica, le tournée in giro per il mondo e il grande amore perduto per Francesca. Sembra che tutto debba continuare così, identico a se stesso, fino alla fine. Poi un giorno arriva lei, e tutto cambia. Alessandra è giovane, poco più di vent'anni, e studia lettere con indirizzo teatrale, così dice al Maestro presentandosi. Timida e impacciata, cerca di entrare nella vita di Lazzari. L'iniziale ritrosia dell'uomo viene spazzata via dall'ansia di sapere della giovinezza. E attraverso le parole del teatro, quelle che hanno riempito la sua essenza, Corrado forse scoprirà, insieme con quella ragazza, il modo di accettare la propria caduta e di rendersi immortale nello stesso, perfetto istante.




Recensione

Devo ammette che questa è la prima volta che leggo qualcosa di Carofiglio, quindi non sapevo assolutamente cosa mi aspettava e ho iniziato il romanzo senza leggere nemmeno la trama. Una lettura al buio.
Corrado è un uomo solo e malato, esce poco di casa e non ha nessuno. La verità è che Corrado era un grande attore di teatro amato e acclamato in tutto il mondo. Aveva una carriera, una compagna e tanto successo. Ora tutto è perduto.
Dopo una vita passata sul palcoscenico, Corrado non riesce a smettere di recitare. Ogni mattina ripete lo stesso rituale di preparazione, quello dell'attore prima di andare in scena, nonostante non debba uscire di casa, sistema le carte, finge di essere terribilmente impegnato, ma alla fine resta solo a ripensare agli anni di gloria.
A spezzare la monotonia delle sue giornate arriva Alessandra, poco più che ventenne, che studia lettere con indirizzo teatrale e non riesce a nascondere l'ammirazione che prova per Corrado e il suo passato da grande attore. Dopo la ritrosia iniziale, Corrado comincia ad accettare Alessandra e persino a trovare piacevoli le giornate trascorse a parlare con lei di teatro.
Se da una parte Corrado non è un tipo di personaggio che solitamente mi emoziona o coinvolge, dall'altra c'è Alessandra. Ho apprezzato moltissimo questo personaggio femminile che con discrezione e timidezza è entrata nella vita di quest'uomo regalandogli un ultimo pubblico.

Sono consapevole del fatto che questo non sia un romanzo per tutti, ma la prosa di Carofiglio è eccelsa. Semplice, ma allo stesso tempo intensa e poetica. Mi sono ritrovata a segnare con un piccolo post-it colorato quasi ogni frase. Ho amato la scelta degli aggettivi, il modo in cui le frasi vengono costruite, la sensazione che ogni singola parola mi ha lasciato.
Sicuramente un libro diverso da ciò che leggo di solito, ma uno che è stato capace di affascinarmi fino alla fine, con un'ultima parola degna di un'opera teatrale.

I Trend della collezione autunno/inverno – Dalla passerella all'armadio


Ciao a tutti!
Dovete sapere che di recente ho scoperto un sorprendente interesse per la moda grazie a alcune blogger straniere che sono riuscite in qualche modo a aprirmi gli occhi e a rendere interessante quelli che fino a poco tempo fa per me erano solo vestiti importabili e fin troppo stravaganti per essere presi seriamente.
Quindi nel caso ci fosse qualcuno lì fuori completamente all'oscuro di quello che si troverà nei negozi per tutta la stagione, ho deciso di raggruppare in questo post  tutti i trend più portabili e di commentarli con voi.
Se avete fatto molti acquisti l'anno scorso, non preoccupatevi perché anche in questa stagione si ripresentano praticamente tutti i capi che abbiamo indossato negli ultimi anni. Vorrei anche precisare che non siete tenuti a seguire la moda e a gettare via qualcosa che vi piace ma non è più abbastanza "cool". Se ascoltate alcuni dei grandi guru della moda vi diranno che spesso indossano un capo fino a che non cade a pezzi e che fortunatamente viviamo in un periodo in cui le regole della moda non sono così forti e limitanti come un tempo, ognuno è libero di indossare ciò che vuole.
Le mode di quest'anno sono divertenti e sopra le righe. Come mi ha fatto notare la mia blogger preferita (Fashion Mumblr), in questo momento il mondo è un posto spaventoso, ogni giorno veniamo sovrastati da notizie terrificanti, quindi gli stilisti hanno voluto utilizzare i loro abiti per portare un po' di allegria nelle nostre vite.

Direi che ora possiamo iniziare con la carrellata di trend della collezione autunno/inverno.



Pelliccia

                Zeynep Kartel Autumn/Winter 2017 Ready-to-wear Collection | British Vogue Zeynep Kartel


La pelliccia ha deciso di tornare nei nostri armadi, questa volta però colorata e XXL. Quindi sceglietela del vostro colore preferito e mostratela al mondo in tutta la sua eccentricità. Questo è un trend che mi piace molto perciò probabilmente ne acquisterò una (ovviamente sintetica) rosa.

Nuovo romantico 

                      See the complete Giambattista Valli Fall 2017 Ready-to-Wear collection. Giambattista Valli

Pizzi, merletti, ruches e trasparenze tornano in bianco per donarvi l'aspetto di una santarellina.
Tendo a preferire i vestiti molto femminili e delicati quindi il mio armadio accoglierà più che volentieri il Nuovo Romantico. 

Rosso dalla testa ai piedi

                  Max Mara | Ready-to-Wear - Autumn 2017 | Look 2 Max Mara

Quest'anno sulle passerelle il rosso è stato protagonista. A quanto pare il rosso è il nuovo nero e gli stilisti hanno proposto il colore della passione dalla testa ai piedi, accessori compresi.
Non penso di essere pronta a sfoggiare un outfit completamente rosso, ma comincerò ad indossare volentieri qualche capo e qualche accessorio rosso.


Cerchietti, maxifasce, coroncine



I tempi di Blair Waldorf stanno tornando! Cerchietti, coroncine, maxifasce, pensate a tutto quello che vi potreste mettere in testa e fatelo. Tirate fuori dal cassetto tutti i cerchietti acquistati nell'era di Gossip Girl perché questo è il momento giusto.

Body

                 Atsushi Nakashima

Il body ritorna, questa volta però senza niente sotto.
Proprio ieri mi sono decisa ad acquistarne uno, ma a dire la verità non lo indosserei mai senza un paio di pantaloni o una gonna.


Glitter

              Michael Kors Collection Fall 2017 Ready-to-Wear Collection Photos - Vogue Michael Kors

Brillantini, colori metallizzati, di giorno e di notte. Non esistono più regole per i nuovi trend. Accolgo con estrema gioia questo nuova moda perché, fosse per me, riempirei di brillantini qualsiasi cosa. Il mio armadio è già stracolmo di capi scintillanti, ma chissà, la nuova moda potrebbe facilitarmi lo shopping!

Maglioni pelosi

  Annakiki

Morbido e avvolgente, gli ultimi trend ci vogliono anche calde e comode. Se non ricordo male dovrei già averne qualcuno perché somigliare a un peluche incoraggia gli abbracci.

Orecchini xxl



Orecchini enormi, eccentrici e che rimandano al mondo del fantasy pronti a pesare sulle vostre povere orecchie.
Io sono piuttosto noiosa per quanto riguarda i gioielli, i miei orecchini di Tiffany sembrano ormai incollati alle mie orecchie, ma ho visto un bel paio di orecchini Zara e quasi quasi...

Mantella




Pronte a sembrare Cappuccetto Rosso? La sofisticatissima mantella torna e io me ne sono già innamorata. Cosa indossavo prima di questa? Penso di averne estremo bisogno. Una cinquantina dovrebbe bastare, no?

Spalline a punta

              Look 23 from the Chloé Fall-Winter 2017 collection Chloè

Non ci sono regole per quanto riguarda i tessuti, ma le  spalline spigolose sono un must have della stagione. E io sono ossessionata da questo cappotto di Chloè. Prego in una versione più economica.


Floreale Liberty e Boho

 Altuzarra


“Floreale in primavera? Avanguardia pura” dice ironicamente la Streep in "Il Diavolo veste Prada". Questa volta gli stilisti hanno deciso di cambiare stagione portando il floreale nel periodo meno prevedibile.


Tornano inoltre le piume, le odiatissime calze con i sandali, la pelle nera, il total white, il giallo, i pois e gli spacchi. Insomma, sembra proprio che quest'anno non ci siano regole. Ovviamente sulle passerelle gli stilisti ci hanno mostrato molto altro, ma per evitare di proporvi un post chilometrico e sacchi di plastica al posto di cappotti ho dovuto tagliare.
Voi che ne pensate? Pensate ci sia qualcosa che fa anche al caso vostro?
Fatemi sapere nei commenti se vi piacerebbe un post con degli esempi portabili e low cost di queste nuove mode.

Bacini

giovedì 14 settembre 2017

8 Abitudini degli studenti di successo

Buongiorno personcine!





Siete pronti per tornare a scuola?


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Per molto tempo ho detestato la fine dell'estate e l'inevitabile ritorno tra i banchi, ma non è più così.
Finalmente sono riuscita a trovare un metodo di studio efficace e a formare tutte le abitudini che ora mi rendono una buona studentessa.
Certo, lì fuori ci sono studenti che fanno festa tutte le notti e non hanno bisogno di passare più di 10 minuti sui libri per ottenere ottimi voti, ma è molto probabile che voi non rientriate in questa fortunatissima categoria di persone.
La verità è che uno studente di successo non è solo un bravo studente, ma anche una persona di successo e produttiva, perché i buoni voti non bastano. In questo post parleremo dello studente ideale, delle sue abitudini e del suo modo di pensare e vi assicuro che con un po' di esercizio e forza di volontà potrete diventare questa persona.



Fissate obiettivi realistici
 Iniziare la vostra nuova vita con un fallimento non farebbe altro che scoraggiarvi, quindi è importante procedere a piccoli passi. Se fino a questo momento avete preso solo sufficienze non pretendete di iniziare ad ottenere immediatamente il massimo dei voti aggiungendo 10 corsi facoltativi e altrettante attività extracurricolari, perché il fallimento è dietro l'angolo. Fissatevi degli obiettivi, metteteli su carta possibilmente (in questo modo vi sembreranno più reali), e una volta raggiunti, puntate più in alto. Migliorarsi richiede pratica e un po' di pazienza.



Pensate in anticipo 
Vivere alla giornata non vi porterà da nessuna parte, quindi pensate sempre alle conseguenze delle vostre azioni e soprattutto pianificate per il futuro. Se sapete di essere particolarmente smemorati programmate dei promemoria sul vostro cellulare e ricordate di fare oggi quello che potrebbe rendervi la vita più semplice domani.




Pensate alla vostra salute

 Vi parla una persona che per troppo tempo ha trascurato questo aspetto perché lo considerava solo tempo sottratto a tutti gli altri impegni. Ricordatevi bene che è SBAGLIATO. Cercate di dormire abbastanza, mangiate bene seguendo una dieta equilibrata, fate esercizio fisico e non trascurate mai la salute fisica. Per esperienza personale posso dirvi che quando non si dà abbastanza importanza alla salute non si va da nessuna parte, potete dire addio alla vostra produttività. Ci tengo inoltre a dirvi di occuparvi anche della vostra salute mentale. Ci sono passata anche io quindi se pensate di non stare bene, chiedete aiuto, cercate una soluzione ma non lasciatevi sovrastare dallo stress o dalla tristezza, non vi porterà da nessuna parte. La salute mentale conta quanto quella fisica.




Rivedete le vostre priorità 
Non si può fare tutto. Io faccio ancora fatica ad accettarlo ma è così. Cercate di capire cosa conta di più e iniziate da quello, se vi resta tempo potrete occuparvi anche di altro, ma servono delle priorità.



Iniziate a fare gli adulti
 Questa non vi piacerà, già lo so, ma penso sia importante. Una persona di successo conosce ciò che gli sta intorno, prende in mano la sua vita e tiene tutto sotto controllo. Non vi sto certo dicendo di smettere di divertirvi o di diventare dei giovani pensionati, ma potete iniziare a cavarvela da soli con le faccende più semplici. Siete voi che andate a scuola quindi non dovreste avere bisogno della mamma che vi dice cosa e quanto studiare. Iniziate ora, piano piano, a entrare nel mondo degli adulti. Occupatevi delle vostre tasse scolastiche, del vostro orario,  delle vostre piccole commissioni perché arrivare all'università senza essere indipendenti in queste piccole cose non vi aiuterà e non farà bene alla vostra autostima. In più prima o poi bisogna imparare, tanto vale farlo presto.



15 Minuti di problem solving

 Tante persone nell'esatto momento in cui si rendono conto di non saper fare una cosa chiedono aiuto. Un ottimo consiglio che mi sento di darvi per imparare a cavarvela nella vita è di riflettere sul vostro problema per un quarto d'ora. Fate solo quello per 15 minuti e se alla fine di questo tempo non avrete ancora una risposta potrete chiedere aiuto. Chi fa da sé fa per tre.



Dite addio alle distrazioni

 Se volete imparare a essere produttivi allontanatevi da tutto ciò che vi distrae. Mettete il cellulare in un'altra stanza, usate estensioni o app per bloccare tutti i social, studiate in un ambiente ordinato. Non avete tempo per le distrazioni.



Trovate il momento in cui siete più produttivi

 Per lavorare nelle migliori condizioni possibili bisogna farlo nel nostro momento migliore e di maggior concentrazione. Per me è la mattina, per qualcun altro la notte. Fate qualche prova e decidete.


Questo post sta diventando fin troppo lungo e io ho ancora moltissimi consigli da darvi, quindi presto arriverà un altro post che vi trasformerà in una versione migliore e più produttiva di voi stessi.
Mentre aspettiamo la seconda parte mi farebbe piacere sapere in cosa volete migliorare e cosa vi rende difficile l'impresa, così da poter pensare a come aiutarvi.




Qui trovate un piccolo riassunto da salvare per rinfrescarvi la memoria di tanto in tanto.


Un bacino 

martedì 12 settembre 2017

"Ps I like you" di Kasie West - Recensione

Buongiorno lettori!
Oggi parliamo di P.S. I like you di Kasie West, edito Newton Compton (9,90 €)

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Voto:❤ ❤ ❤

Trama
Il sogno di Lily è comporre canzoni. Scrive versi ovunque le capiti. Anche durante le lezioni che proprio non riesce a digerire, per esempio quelle di chimica. Almeno fino al giorno in cui l’insegnante, esasperato dalla sua disattenzione, fa sparire dal suo banco qualsiasi oggetto possa distrarla: tutto tranne un foglio e una penna per prendere appunti. Ma la passione è più forte di tutto. E così Lily inizia ad appuntare versi sul banco, sperando che nessuno se ne accorga. Qualcuno però la scopre. Qualcuno che legge e aggiunge parole alle sue, sul banco. A ogni lezione di chimica. Tre volte a settimana. Quella che nasce tra Lily e il suo misterioso interlocutore è una vera e propria corrispondenza.


Recensione

Ho letto questo libro verso fine Maggio, appena prima che uscisse in Italia. Purtroppo i miei impegni non mi hanno permesso di scrivere subito  la recensione, ma non preoccupatevi, sto cercando di rimediare.
Lily è una ragazza con una grande passione per la musica e oltre a suonare la chitarra scrive anche i suoi testi. Il problema è che non è mai riuscita a terminarne nemmeno uno. Una cosa però è certa: tra le sue passioni non rientra la chimica. Durante le lezioni, che non riesce proprio ad ascoltare, comincia a scambiarsi messaggi, prima sul banco e poi in lettere nascoste sotto al banco, con un ragazzo misterioso che frequenta la stessa classe in un orario diverso. In un primo momento le lettere parlano solo di musica, ma quando i due entrano in confidenza si comincia a scavare più a fondo. In poco tempo Lily comincia ad aspettare con ansia le lezioni di chimica, ma sarebbe così elettrizzata anche se scoprisse che l'interlocutore non è altro che il ragazzo che lei odia di più? E Cade merita davvero tutto questo odio?

Avevo già sentito nominare Kasie West e sul kobo mi aspetta ancora “Principe azzurro per un giorno”, ma non avevo ancora avuto modo di leggere nulla. Devo dirvi la verità, la prima parte del libro non mi ha entusiasmata particolarmente, anche se penso sia stata anche colpa del periodo non proprio sereno. Come ormai saprete non sono particolarmente sensibile alla musica quindi tutta la parte relativa ai testi e alle conversazioni sulle band mi ha annoiata un pochino. Anche la protagonista non è entrata subito nelle mie grazie, perché non sopportavo il modo in cui si poneva nei confronti di Cade. Per quanto mi riguarda tutto quell'odio era ingiustificato. Forse ho sbagliato anche il periodo perché vicino alla sessione estiva diventa piuttosto difficile godersi qualcosa, fortunatamente verso la metà il libro è migliorato di colpo. Dal momento in cui si scopre l'identità del ragazzo misterioso per me il romanzo migliora immediatamente e diventa molto molto  più interessante. Da quel punto in poi non sono più riuscita a staccarmi perché morivo dalla voglia di sapere se Lily e Cade avrebbero superato quella terribile antipatia che pensavano di provare l'uno per l'altra. Abbiamo avuto finalmente modo di conoscere Cade e anche qualcosa in Lily è cambiato. I due protagonisti che in un primo momento non riuscivo a sopportare sono migliorati, e hanno iniziato a mostrarci un lato di loro che era rimasto nascosto durante la prima parte e che era emerso solo dalle lettere.
Giudizio finale? Carino carino carino!
Sicuramente il libro perfetto per un'estate in spiaggia o da leggere sui mezzi mentre si va a scuola in autunno. Voi lo avete letto?

A presto!